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Futurismo Manifesto
di Maria Luigia Ventura

Sono passati cent’anni da quel lontano 20 febbraio del 1909 quando, Tommaso Marinetti, pubblicò su Le Figarò il Manifesto dei Futuristi.
Un’avanguardia che, carica di ideali, e’ riuscita a movimentare un’epoca, risvegliandola dal torpore e utilizzando una chiave di lettura del mondo, che oggi tutti invidiamo. Un periodo complesso, l’inizio del novecento, un periodo in cui la velocita’ e l’azione hanno modificato la vita dei popoli. Sull’esaltazione del cambiamento, della guerra, della metropoli, del coraggio e della lotta e’ partito questo movimento artistico caratterizzato da una commistione di stili, dai colori accesi e violenti, dalla sperimentazione plastica, dai font ostentati. “Parole in liberta’” espresse con naturalezza su collage tipografici che, con le dimensioni dei caratteri, hanno espresso concetti, valori e fondamenti della vita dei futuristi. Geometrie rigide che hanno abbracciato un’ideologia che trova la forza di vivere e perpetuare nel tempo.
“E' dall'Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo” (T. Marinetti) e dall’Italia e’ nato e si e’ diffuso a macchia d’olio.
Oggi, a cento anni di distanza, celebriamo un movimento che ha segnato la storia, con la consapevolezza che l’Italia, in recessione economica, ha bisogno di una spinta, di una linfa vitale che parta da ognuno di noi, che porti ad una rinascita, ad uno sviluppo esplosivo dell’arte, della cultura, della letteratura. E adesso la sfida: sara’ in grado Milano, di supportare, come allora, questa spinta alla velocita’e all’azione?


1 Aprile 2009
 
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