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SUL CONGRESSO DI SCIOGLIMENTO DI AN
di Salvo Iavarone

Considerato che il consiglio più diffuso distribuito a ridosso di questi passaggi congressuali , è quello di produrre idee, ed evitare contrasti sterili, noi di Italia Protagonista Campania abbiamo deciso di confrontarci , al fine di provare a dare un contributo proprio in termini di idee.
Abbiamo ascoltato gli interventi, letto editoriali e commenti qua e là . In verità, emerge un quadro prevalentemente composto da due tipologìe di argomenti: quelli ripetuti in un quadro disordinato, e quelli tenuti sottocoperta.
 Non si capisce,ad  esempio , Michele Brambilla, quando, aprendo il suo editoriale, testualmente afferma : “ che cosa è rimasto del vecchio Movimento Sociale? Delle sue idee sulla politica, sullo Stato e anche sulla democrazia, praticamente più nulla” . Troviamo quanto meno poco riflessiva questa valutazione( nel senso di chi riflette non a sufficienza) . Restiamo convinti infatti, non solitari, che viviamo un’ epoca in cui le tesi per le quali il Msi ha combattuto, risultano quanto mai attuali. Chi non ricorda il presidenzialismo più volte proposto da Almirante, la necessità di combattere delinquentucoli da strapazzo ( che la sinistra continuava ad indicare come vittime sociali) ; per non parlare della grande industria in fuoriuscita dalla Storia, segnalata in tempi non sospetti. In quanto alla mancanza di democrazia poi, son stati ricordati anche al congresso comitati centrali chilometrici, colmi di idee e proposte, tutte votate fino a notte fonda. Se non è democrazia questa…, beh, ce la spieghi Brambilla cos’ è. Con ciò non stiamo qui a riproporre il modello Msi, né tantomeno si mettono in discussione i passaggi di Fiuggi 95, o Fiera di Roma 2009. Ma ciò che afferma l’ editorialista de “ Il Giornale” resta deviante,e contribuisce a generare confusione.
 Altro quadro contraddittorio emerge quando si parla di organizzazione, messa a confronto con la cosiddetta “ fusione fredda” . Anche lì, di chiarezza, come dire, non ci si ubriaca ! Da una parte, si invita tutti, dirigenti e militanti, a tuffarsi nell’ oceano del Pdl, forti delle proprie idee, e pronti a farsi largo in virtù di esse, e quindi in base a criteri puramente meritocratici. Il tutto in antitesi con le illazioni false e tendenziose, a sostegno di presunte fusioni fredde. Ma poi si imposta il quadro organizzativo con il criterio del 70% ( coordinatori F.I.) + 30% (AN) . Cos’ è questa impostazione, se non l’ anticamera della fusione fredda? ( ed anche magari l’ inaugurazione delle prime due correnti, quella di F.I. e quella di AN) . Briglie sciolte quindi! Nessuna radiazione di massa, ma spazio a chi finora ha sovente proposto qualcosa di buono, finendo strozzato nelle tenaglie correntizie. Ha ragione Gasparri, quando dice che “ che sarà necessario sporcarsi le scarpe sui territori” . Cosa vuole dire, il presidente dei senatori, se non che si rende necessario innovare qualcosa rispetto ai quadri standard? Finora si è parlato molto di caselle da riempire, e molto poco di confronti di idee( quali i luoghi del confronto? Boh! L’ unica realtà del caso è che ognuno si crea la sua fondazione, il think thank. In qualche modo, una propria corrente) . Proviamo a riflettere, anche su questo.
 Come pure, riflettiamo sulle tesi di Fini. Per certi aspetti anche apprezzabili; ma confuse, se non altro nell’ impostazione. Un partito di centro destra che nasce, deve fare il proprio mestiere. E cioè, quello di interpretare il pensiero dei cittadini che vi si identificano. I pensieri e le tesi di sinistra esistono, siamo i primi a dirlo e ad accettarlo. Ma il compito di fornire le relative interpretazioni non è del Pdl, ma di Franceschini ed altri vicini a lui. Quando Cazzullo dice sul Corriere della Sera che il presidente della Camera “ ormai non si rivolge più al suo ex partito e neppure al centro destra, quanto al complesso delle istituzioni e dei cittadini” , ha ragione. Ma ciò resta deviante per chi va al congresso ad ascoltare i princìpi della destra proiettati su una società moderna. Dire che gli immigrati clandestini vanno curati e protetti, e quindi nascosti alla polizia, fa emergere sentimenti di solidarietà, tolleranza, egualitarismo sociale, accoglienza senza regole. Sentimenti che possono risultare anche in qualche maniera condivisibili; ma restano propri della sinistra! Il militante di destra può essere anche pronto ad abbandonare il simbolo della fiamma, piuttosto che votare lo scioglimento del suo partito. Ma così, poi, si confonde, non capisce più nulla. Così pure certe posizioni sulla eutanasia, ed altre.
 
 Non tutto è confuso, c’ è anche qualche certezza. Come la lealtà e la coerenza che hanno contraddistinto quattordici anni di percorso comune tra AN e Forza Italia. Lealtà e coerenza presenti sempre, anche in momenti difficili( quante volte han chiesto a Berlusconi di incollarsi al centro, ed emarginare Fini e co.? ) , che hanno costituito di sicuro un forte collante per il Pdl.
 Si diceva in apertura di argomenti sottocoperta. Bene, quali? Uno su tutti, ancora legato all’ organizzazione. Quando si annuncia un  direttivo composto da “ ministri e qualcun altro “ , ci si chiede se sui territori avverrà il copia incolla. In pratica “ assessori e qualcun altro” .  Si affermerebbe quindi il modello Lega: crescita di sindaci ed assessori, che vanno a costituire la rete del partito. Chi segue la politica, sa che la Lega è venuta su così. L’ argomento sottocoperta è quindi il seguente: perché organizzare, con percentuali o criteri diversi, se poi il partito coincide con il partito degli eletti? ( o, vista la legge elettorale, con il partito dei nominati? ) Quesito  forse scottante, ma , riteniamo, fondamentale.
 In chiusura, il comunismo ( e l’ anticomunismo) . Resta una trappola. Ma non va sottovalutato. Se è vero che ( ne siamo convinti) molti continuano a dichiararsi comunisti non solo perché hanno difficoltà a raggiungere una identità diversa, più moderna, ma anche perché , per una certa…” contrapposizione bipolare” così facendo provano a generare gli anticomunisti( e quindi i fascisti) ; se è vero questo, che ci spinge a fuggire dal problema, è anche vero che episodi come l’ incredibile boicottaggio del film” Katyn”, oppure come l’ esperienza personale confessata dal sociologo Marzio Barbagli ( al quale alcuni colleghi han tolto il saluto, in quanto il professore ha reso noti gli esiti di alcune sue ricerche sulla immigrazione, scomode alla sinistra estrema) , fanno riflettere. E non poco.


31 Marzo 2009
 
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