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CHI GOVERNA E CHI GIURA
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di Lib |
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Il Sessantotto fu l’inizio della grande rivoluzione culturale, la denuncia di ogni retaggio di un passato inerte e cerimonioso. La sinistra era il nuovo e finalmente ci aveva liberato dall’inutile. Tutto più snello, essenziale, pragmatico, trasparente, moderno, scattante, economico. Come le parate sulla piazza Rossa, le manifestazioni spontanee nord-coreane a favore del “caro leader”, i quadri umani con milioni di pixel cinesi che formavano Mao, le folle oceaniche di Ceausescu. Ora il comunismo che non c’è più ed è tutto veramente moderno quello che fa questo partito kennedy-obamiano in versione amatriciana. A iniziare dalle radici, quelle dell’Ulivo, pianta fino a qualche tempo fa reputata molto longeva. Un giorno, a metà degli anni 90, assistito dai suoi prodi, Romano camminò per un campetto nella pedemontana bolognese, recando una piccolissima pianta di ulivo che piantò e che avrebbe dato nei secoli i suoi frutti (la storia ha raccontato quali). Cornice della cerimonia, un tripudio di bandiere democristiane e comuniste insieme che, nella terra di Don Camillo e Peppone, facevano anche un po’ impressione, soprattutto perché sventolate da giovani. Musica da evento solenne, un po’ meno la gestualità di Prodi, ma il rito simbolico era importante. Da allora, il centro-destra ha affrontato i problemi, la sinistra ha piantato ulivi, margherite, bonsai di querce, si è ferita le mani con le spine delle rose, ha fatto pensierini persino sulle sequoie. Con grande pragmatismo e coraggio, vista la sfiga che gli porta la botanica. Ora Berlusconi risolve l’irrisolvibile, dai rifiuti alla casa, a crisi mondiale,ammortizzatori, scuola, sanità, si occupa persino di Gheddafi . Pensa che l’Italia dal dopoguerra in poi sia un po’ cambiata e che la Costituzione è stata scritta, appunto, nel dopoguerra: da interurbane con centralino a cellulari con internet. Dario Franceschini, innovatore gattopardesco, trova che tutto debba rimanere com’era e, per stare nel sicuro, giura non si sa cosa sulla Costituzione del padre partigiano. Commuovente, al di là di ogni polemica. Ma la sinistra in cravatta e maniche di camicia alla “qui non si perde tempo” inventa qualsiasi inutilità per mostrare a quello che resta del suo elettorato una forma, in mancanza di qualsiasi sostanza. E nel momento in cui il Pdl si trasforma da gruppo parlamentare in partito, con una struttura creata per governare ben oltre la scadenza naturale del governo, i post-sessantottini inventano cerimonie che tutto il mondo ci invidia. Anche noi abbiamo qualcosa da invidiare. Una mia amica spagnola, ad esempio, mi ha raccontato di essere stata eletta presidente del suo condominio. Rosico e penso, non mi manca tanto la gestione di ascensori e zerbini comuni. Se potessi essere eletto, però, coronerei il mio sogno: giurare solennemente sull’Almanacco di Topolino.
2 Aprile 2009 |
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