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Silenzio disastroso
di Maria Luigia Ventura

Mi sveglio e scopro del disastro avvenuto a L’Aquila. Dopo la paura e la tensione mi accerto che tutta la famiglia stia bene. Inizia l’agonia, due giorni prima di poterli raggiungere diventano lunghi e pesanti.
Tutti gli amici chiamano e chiedono, ed io che non posso testimoniare nulla, rassicuro senza aver potuto vedere ne’ toccare con mano i fatti.
A 600 Km di distanza, penso, mentre i problemi e le tensioni si quadruplicano.
Arriva finalmente il momento di partire ma all’arrivo non cambia nulla.
Siamo a 60 km dall’epicentro e oltre all’odore devastante di polvere, molte case del piccolo paese in cui mi trovo sono inagibili, chiuse con i nastri. Ma non avevo ancora visto nulla.
Volti tesi, tensione altissima, occhiaie profonde, paura e terrore.
“Si dorme in macchina, anche stanotte, abbiamo paura” e’ stata la frase piu’ pronunciata.
Non si dorme in Abruzzo, mentre nell’Italia intera tutti i media parlano della regione. Uno straordinario dispiegamento di volontari, la constatazione che forse qualcosa si poteva evitare, e tanta, davvero tanta umanita’ espressa dal Governo. Mentre si discute delle responsabilita’, della ricostruzione e del rispetto delle norme e delle leggi che gia’ esistono, si dimentica il dramma che le popolazioni, senza casa, stanno vivendo.
Nessuno ha parlato di cosa significa affrontare la vita quotidiana con la paura, cosa significa saltare ad ogni rumore, cosa significa essere connessi 24 ore al giorno per vedere quante scosse ci sono al giorno, cosa significa aver paura di dormire.
Chiedo ai media di aiutare le persone a superare questo brutto momento, evitando le polemiche mediatiche che alzano l’audience, perche’ il dramma continua.


16 Aprile 2009
 
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