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Il fenomeno Di Pietro
di Leo Valeriano

C’è una strana aria, in giro per l’Italia, che in qualche modo sta pubblicizzando Di Pietro e il suo gruppo, facendone una specie di Masaniello del nostro tempo. Perfino Gad Lerner che fino a ieri appariva come un paladino della sinistra, ha offerto una validissima sponda mediatica al tribuno di Montenero di Bisaccia.
Oggi, anche molti personaggi della sinistra radicale, come Vattimo, si avvicinano al nuovo Bertoldo della politica italiana.
Indubbiamente, Di Pietro è molto abile, se riesce a far passare come qualità, anche i suoi difetti più clamorosi.  Non ha problemi di metamorfosi, e riesce a mutare con una rapidità sorprendente, passando persino dall’anti comunismo al comunismo più manifesto. “Se per arrivare dove voglio arrivare, devo anche accettare di essere chiamato comunista – ha detto – lo accetto”. Non possedendo un’ideologia (e tanto meno un’idea) è pronto ad assemblare tutte quelle che gli vengono proposte. L’unico suo motto di sempre è “Essere contro Berlusconi” che viene considerato dall’ex magistrato come una minaccia per la democrazia e l’anticamera della dittatura.
Ma cerchiamo di stare attenti al fenomeno Di Pietro. Osserviamone bene le mosse. Non accetta concorrenti. Il suo nome campeggia più grande dello stesso partito da lui inventato. Cerca di creare una forma di adorazione nei suoi seguaci. Si propone come salvatore della Patria.
Ebbene, se c’è un pericolo  reale per questa democrazia, il suo nome è stampato a chiare lettere sul simbolo del IDV: Di Pietro.


30 Aprile 2009
 
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