Quasi che questo dovesse essere un elemento indispensabile per proporre una nuova visione della politica o addirittura un rimedio all’incapacità di governare, da qualche anno si è cominciato a parlare della crisi delle ideologie. Ma la crisi delle ideologie si è rivelata in realtà crisi di uomini e invece di partorire nuove idee si è trasformata in crisi degli ideali. Il risultato è stato quello di privare i militanti di un motivo per cui battersi, di una meta precisa da seguire. Restano vaghi accenni alle tradizioni o alla tradizione. E in effetti le radici, ovvero il retroterra culturale che formano l’ossatura del pensiero, sono estremamente importanti e rimangono un punto fermo. Ma ci vuole di più.
Noi amiamo la nostra Terra, la nostra Patria. E anche se questo termine oggi viene usato perfino dagli ex comunisti, il significato che noi diamo a questa parola è completamente diverso da quello che gli si da a sinistra. Su questa base dovremmo costruire un percorso ideale sempre rinnovabile che non cancelli gli elementi migliori della storia che ci appartiene ma che voglia risolvere i problemi di oggi, guardando al domani. Stabilito questo, poiché ritengo che la Politica abbia la necessità di riaffermarsi come l’elemento primario della vita sociale, essa dovrà imparare a viaggiare su due binari: il primo è quello, appunto, delle radici storiche, della filosofia, dei princìpi che hanno portato alla formazione dei partiti. Lo chiameremo il binario degli ideali. L’altro è quello del radicamento sul territorio che nasce dall’osservazione del mondo attuale e delle sue necessità. Lo chiameremo il binario del pragmatismo.
A tenerli uniti sarà proprio quel senso di appartenenza che sentiamo fortissimo e che ci permetterà, senza tradire le idee elementari che ci guidano, di affrontare con serenità i compiti che ci attendono.
Recentemente il Santo Padre ha messo in guardia il mondo dalle insidie del marxismo comunista ma anche da quelle dell’ultra liberismo. Anche il Santo Padre quindi, come noi, rivendica la possibilità di esistenza di un’altra strada che possa costruirsi con pietre diverse da quelle sopra indicate.
Dobbiamo accettare il fatto che noi siamo una elemento nuovo nelle vita politica italiana. Abbiamo la forza di guardare avanti ma anche la capacità di guardare con distacco al passato. E non solo al nostro passato. Tutto il passato della Nazione ci appartiene. Non ci lasceremo intralciare da questo passato, ma non commetteremo l’errore di esaminarlo e di tenerne conto. La Storia non si può dimenticare se non si vogliono commettere quegli stessi errori che gli uomini che hanno governato il nostro Paese, nell’ultimo secolo, possono aver commesso. Nello stesso tempo non si possono ignorare le cose positive che possono esserci state. L’invito è quello di concepire percorsi che non occultino le radici della tradizione, che tendano a un maggiore coinvolgimento di tutti ma che si dimostrino adatte ad affrontare le effettive esigenze della nostra società. La maggiore partecipazione politica ne è senz’altro uno strumento. A questa, naturalmente, dovrà accompagnarsi anche una maggiore partecipazione alla vita sociale e alle attività produttive. E tutto questo si collega a un sentimento antico ma anche modernissimo: il senso della “comunità nazionale”.
Se il mondo comunista adottò lo slogan A OGNUNO SECONDO LE PROPRIE Necessità, se quello del mondo liberale è A OGNUNI SECONDO I PROPRI MERITI, noi proponiamo A OGNUNO SECONDO I PROPRI DIRITTI, in cui i diritti devono essere stabilite da leggi perfettibili ma intese ad andare incontro ai bisogni dei più deboli, con criteri di giustizia, senza togliere nessun incentivo a chi ha conquistato meriti. Un presupposto che è stato sempre un preciso riferimento delle Destra Italiana e che fa parte delle radici di Alleanza Nazionale. Dobbiamo ripartire da questi concetti, facendo un esame di quella che viene spacciata come democrazia partecipativa pur non essendolo, per proporre un nuovo modello che tenga presenti tutte le implicazioni possibili, oltre che le diverse situazioni proponibili. Ma per proseguire sul nostro cammino, abbiamo bisogno anche di qualcosa di profondo e di non necessariamente immediato in cui credere, di un motivo per combattere e, se necessario, sacrificarci. Abbiamo bisogno di una idea più alta del materialismo economico. Abbiamo necessità di un sogno da offrire non solo a noi stessi, ma anche alle nuove generazioni. È fondamentale riuscire a sognare ancora che sia possibile edificare il migliore dei mondi e che la nostra vita non sarà incasellata solo come un elemento dell’economia globale.
Gli uomini non sono immobili come pietre e, poiché hanno un anima, non reagiscono solamente agli stimoli ma anche alla loro mancanza. È il momento di lanciare idee forti, esprimibili con semplicità e comprensibili da chiunque, che riescano anche a colpire l’immaginario ma che contengano la reale essenza dei nostri pensieri.
In un mondo che si propone come la negazione di ogni spiritualismo, l’unica cosa che ci deve far vergognare è l’eventuale possibilità di essere costretti a razzolare briciole di consenso da parti sospette. Ma certamente non ci deve e non ci può spaventare l’idea di volare alto e di batterci per idee elevate.
30 Aprile 2009