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Precisazioni
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di Leo Valeriano |
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Una delle notizie più interessanti della scorsa settimana, è quella che riguarda la protesta di un ufficio dell’Onu per il fatto che il nostro Paese si sia impegnato a respingere gli immigrati clandestini. Naturalmente, questo fatto diventato immediatamente un ulteriore elemento di discussione, nella campagna elettorale in corso. Ma vorrei fare una domanda: la stessa presa di posizione, è stata mai presa nei confronti degli Stati Uniti che si difendono dalla continua invasione di immigrati, nelle frontiere meridionali? Non mi sembra. C’è una cosa che mi è piaciuta nelle ultime dichiarazioni che ho letto. Ovvero che l’Italia è pronta a diventare una società multirazziale, ma non multietnica. Il che vuol dire, in parole povere, che chi viene qui deve accettare le nostre leggi e i nostri costumi. Non imporre a noi il suo modo di vivere. Quando noi siamo emigrati in altri paesi, e parlo anche a titolo personale, lo abbiamo fatto. È una questione di rispetto, ma anche di civiltà. Non deve fuorviare il fatto di parlare di società multirazziale. Di razze umane se ne parla diffusamente su molte riviste scientifiche, ma comunque il termine viene citato sempre da tutti i politici, di destra e di sinistra. Fa parte del comune parlare umano, per farsi capire. Non serve assolutamente a niente evitare le parole. Non sono le parole che fanno male, sono i fatti. Se poi, vogliamo dire che tutti gli esseri umani sono uguali, beh questo mi sembra ovvio. Lo so benissimo che esiste ancora una forma strisciante di antirazzismo, ma questo non riguarda certo questa trasmissione. Anzi. Il fatto, poi, che qualche politico abbia parlato, a proposito dell’Italia, di auspicare una società multirazziale ma non multietnica, come ho già detto significa una cosa sola: che dobbiamo, appunto, considerarci tutti uguali. E questo significa uguali diritti, uguali doveri e uguale accettazione delle leggi che governano questo Paese. Esistono abitudini etniche, come l’infibulazione per esempio, che non possiamo assolutamente ammettere. Anche l’asservimento formale della donna, propria di alcune etnie diverse dalla nostra, non possono essere accettate dal nostro mondo. Per alcuni popoli, il fatto di rubare non costituisce reato grave. Per noi si. E potrei seguitare ancora con altri esempi. Quindi, dicendo che la nostra società diventa multirazziale, significa semplicemente che (solo per fare un esempio) gli africani che trovano posto in Italia, non devono essere asserviti ed usati quasi come schiavi come avviene in alcune zone del nostro meridione. Se sono qui devono essere trattati innanzitutto come esseri umani. Non possiamo accettare che esistano esseri umani di prima e di seconda categoria. Ma questo vale anche per i sessi. Non è ammissibile che le donne vengano considerate inferiori agli uomini, come avviene in certe etnie. Quindi, una volta stabilito questo, dobbiamo riconoscere anche che certe usanze etniche che cozzano con i nostri principi di civiltà, devono essere abbandonate e che coloro che arrivano nel nostro Paese devono imparare a rispettare le leggi ma anche il modo di esistere dei suoi abitanti. Noi accettiamo loro e loro devono rispettare noi. Se poi per società multietnica intendiamo che uno mangia il couscous e un altro invece la cassoela, che uno si veste in una maniera e uno in un’altra, che a casa sua uno parla una lingua e un altro ne parla un’altra, ebbene devo dire che questo, in Italia, succede da diecine di centinaia di anni. In Italia si mangia la cossoela a nord e il couscus a sud e si parla, in diverse zone, tedesco, francese, greco, albanese e slavo. Tutto questo è normale ed accettato da tutti. Ma non possiamo accettare un nuovo tipo di invasione culturale che, con la scusa di farci diventare più multietnici, distruggerebbe i principi stessi della nostra civiltà.
26 Maggio 2009 |
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