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Di Pietro e la coerenza
di di Gianni Valsino

Una delle doti meno rintracciabili in politica, oggigiorno, è la coerenza.   Che vuol dire essere coerenti? Beh, significa non cambiare opinione continuamente, magari per interesse. Coerenza con le proprie idee significa che, se uno afferma una cosa, non può comportarsi in maniera contraria subito dopo. O quando gli fa comodo. Cosa che avviene abitualmente in alcune formazioni politiche come l’IDV. Per quanto riguarda la coerenza, vediamo che non è sempre rintracciabile nel mondo della politica. Anzi, credo di poter affermare che nel mondo politico in genere, la coerenza è veramente una rarità. Parlo di coloro, per esempio, che cambiano partito, formazione, bandiera, ogni volta che a loro fa più comodo. Ma, qualcuno potrà dire che la politica è proprio l’arte del mimetismo, se vogliamo, e certi comportamenti ormai non ci meravigliano più. In questo, personaggi come Di Pietro, sono eccezionali. Non lo trovi mai impreparato. Lui ha sempre una cosa da dire per ribattere le idee e le posizioni degli altri. Tanto poi la contraddice. Essere incoerenti, per lui, è un lavoro a tempo pieno. Questo è possibile perché, in genere, la gente comune ha la memoria corta e non ricorda quello che si è detto solo qualche settimana prima. Chiaramente non dovremmo essere incoerenti con le persone che ci circondano da vicino. Sarebbe assurdo. Faremmo la figura dei peracottari, come si dice nell’Italia centrale. Affermare una cosa e farne un’altra, è ovvio, non ci mette in una posizione tale da poter essere stimati. Eppure, questo avviene. Noi parliamo di incoerenza, ma si dovrebbe anche parlare di insincerità, di falsità, di menzogna, anche e soprattutto verso se stessi. Non è un gravissimo difetto per personaggi come lui, è una specie di malattia occasionale. Come un raffreddore. In fondo la sua è l’incoerenza di chi predica bene e razzola male, di chi non sa essere come è realmente, e si adatta ad apparire come la società vuole che sia. O che lui pensa possa fargli avere qualche consenso in più. La sua è l’incoerenza di chi smentisce continuamente i propri principi, di chi li cambia come le carte d’un gioco, di chi finisce addirittura col deriderli. L’incoerenza di chi si adatta al mutare del vento politico, di chi, pur di restare sempre a galla, adotta una vera sola bandiera, il camaleontismo. Diciamoci la verità, la coerenza è una cosa importante, ma anche una cosa faticosa. L’essere coerenti, a volte, costa parecchio. Invece fregarsene della coerenza non costa niente, ed è molto comoda come cosa. Di Pietro è l’uomo che, in questo senso, vive alla giornata. È coerente con una sola cosa, l’antiberlusconismo. Ma sappiamo anche il perché. LUI VORREBBE ESSERE BERLUSCONI! Non potendo esserlo, deve inventarsi qualcosa che, almeno in parte, possa somigliargli. Ma non è facile. Ed allora scivola nell’incoerenza: perché è la cosa più comoda, la cosa meno faticosa, quella che aiuta a tirare a campare. Perché essere sempre coerenti può dimostrarsi molto faticoso. Inoltre, spesso, l'essere coerenti con le proprie idee porta ad essere impopolari e a fare scelte non condivise da chi ti sta accanto. E poi, bisognerebbe averne, di idee. E, forse, è proprio quello il problema.


26 Maggio 2009
 
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