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Presentato il libro di Maurizio Gasparri a Palazzo Wedekind (Roma)

Nella storica sede de Il Tempo, lo scorso 11 giugno è stato presentato il nuovo volume di Maurizio Gasparri IL VIAGGIO DEL POPOLO DELLA LIBERTA’.
Il salone era gremito fino all’inverosimile, tanto che molte persone si sono riversate sul terrazzo. Il ministro Mara Carfagna, che ha ricordato la sua particolare simpatia per AN prima di aderire a Forza Italia, ha ricordato che ad unire i vari segmenti dei quello che adesso è il PDL, è soprattutto il comune sentire e l’adozione degli stessi valori che, usando una vecchia fraseologia mai tramontata, potrebbero racchiudersi nella semplice equazione: Dio, Patria e famiglia.
Il presidente dei deputati del PDL, Fabrizio Cicchitto, ha poi messo l’accento sul fatto che anche nelle disarmanti diversità dei percorsi storici personali di molti esponenti del PDL, in fondo tutti si ritrovano insieme proprio per la spinta inarrestabile che è arrivata dal basso, dalla base. L’elemento peculiare che ha caratterizzato la nascita del PDL, infatti, è proprio questo: un partito che nasce dal basso e non per volontà dei dirigenti.  
Ha concluso Maurizio Gasparri, arguto e limpidamente chiaro come sempre, che più che parlare del volume ha raccontato le speranze di quei ragazzi, oggi uomini, che hanno fatto diventare realtà quelli che, solo qualche anno fa, potevano sembrare irrealizzabili sogni.
La serata è stata persino disturbata dalle grida di un molestatore. Fatto che è servito a Gasparri per un ultima battuta: Come vedete, siamo talmente democratici che lasciamo entrare anche gli inviati di Grillo!
Affrontando l’argomento “Europa”, Gasparri (citando il suo volume) ha affermato:
Oggi l'Italia non può più affidarsi solo all'Europa, deve contribuire a rifare l'Europa. Gli altri partner europei hanno preso atto della crisi del progetto comune e stan­no procedendo con propri progetti. La de­stra inglese di Cameron si interroga sui dirit­ti civili colmando il gap che le impediva di parlare al centro e ai giovani. E oggi sta raccogliendo il testimone della Thatcher. La destra francese sta dando una sua risposta al grande tema dell'integrazione e dell'iden­tità d'Oltralpe. La Cdu-Csu tedesca affronta la sfida della globalizzazione con la logica dei "campioni europei", cercando di supera­re la nuova frontiera dell'Est. La destra spa­gnola sta recuperando l'identità e le radici della propria nazione senza negare quella dell'Occidente. L'Italia deve offrire all'Euro­pa un suo progetto specifico. Su questo dovrà lavorare il neonato Pdl. E non dobbiamo rimanere vittime della retorica europeista. Quando la crisi finanzia­ria ha colpito il mondo prima ancora di rituali, ripetuti, e troppe volte inutili vertici europei, le prime riunioni sono state propo­ste da singole nazioni. Sarkozy ha chiamato quattro capi di Stato e di governo intorno a un tavolo e poi si è passati a incontri più allargati. È apparso evidente, proprio di fron­te a questa grave crisi, come resti fondamen­tale il ruolo delle singole nazioni, come pro­tagoniste delle singole decisioni e delle scel­te. Difendere !'interesse nazionale non solo è un diritto, è un dovere. Partecipare con spirito positivo alla vita delle istituzioni euro­pee è indispensabile, ma senza mai dimenti­care il proprio ruolo, la propria storia, la propria prospettiva. L'hanno fatto gli Stati Uniti, lo ha fatto la Francia di Sarkozy, lo fanno frequentemente gli inglesi. E proprio le vicende cui faccio riferimento hanno di­mostrato che ha contato di più la volontà delle singole nazioni, che si sono riunite e che hanno condiviso delle scelte, che la presunta efficienza di strumenti comunitari appesantiti dall'allargamento dell'Unione europea, indispensabile da un lato, paralizzante dall'altro. Guardiamo all'Europa, ma ricordiamoci dell'Italia, del suo orgoglio, del­la sua identità, del suo passato e del suo futuro.


12 Giugno 2009
 
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