Quando uno compie gli anni c’è chi gli augura cento di questi giorni, anche se ne fa ottantaquattro.
Silvio Berlusconi, che è uomo d’azione e non di scaramanzia, aveva detto quaranta per cento alle europee, magari di più. Era uno sprone, una speranza, non un must. E non significa che 35 e passa per cento sia una sconfitta. Il Pdl è, anzi, l’unico partito di governo uscito vincitore dalle elezioni europee.
I suoi detrattori , alla prima proiezione, hanno borbottato di parabola discendente, di sconfitta del Pdl, a fronte di una sinistra resa virtuale dalle divisioni e di un Pd nato virtuale e in costante calo rispetto al nulla iniziale.
Tutto questo ricorda un po’ la Ferrari dei bei tempi, quella in cui Schumacher si permetteva di rallentare aspettando Barrichello per tagliare il traguardo insieme. Se per caso una volta, invece che primo e secondo, arrivavano primo e terzo, si drammatizzava su motore e strategia di gara.
Aumentano gli urlatori (Di Pietro e Lega) , a spese di chi è muto per mancanza di argomenti e di chi non ha capito che la nostalgia del 68 va bene per la musica, mentre la politica va avanti senza revival. E Ferrero non è la cover di Marcuse.
La bassa affluenza snatura in parte il test, ma il Pd dovrebbe preoccuparsi dell’ascesa del suo non alleato, l’Ingiustiziere , che si candida a dittatore dello Stato di Bananas.
La lingua già la sa.
12 Giugno 2009