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L'Iran in fiamme
di Giovanni Neri

Per capire il vero senso del quadro del voto in Iran basti sapere che il leader (rahbar) ayatollah Khamenei, vero baricentro del potere e secondo insistenti voci il sostenitore di Ahmadinejad, secondo le prerogative costituzionali, nomina (oltre i capo di Stato Maggiore delle forze armate e il presidente della radio televisione di Stato) anche i 12 membri del “Consiglio di Guardiani” che, a sua volta, approva o annulla tutte le candidature ai vari livelli. Questo potentissimo Consiglio, d’indirizzo conservatore, ha tra le sue prerogative anche il compito di verificare la conformità delle leggi approvate dal parlamento (Majlis) con la legge sacra (Sharia) e può persino confutare le leggi approvate dai rappresentanti del popolo. Come tutti sanno, il Consiglio ha fatto largo uso di questo potere per estromettere i riformisti dalle competizioni elettorali e dare un indirizzo tradizionalista alla legislazione del paese. Nelle ultime elezioni svoltesi venerdi 12 giugno, soltanto quattro nomi tra gli oltre cinquecento candidati avevano ottenuto l’approvazione del Consiglio dei Guardiani: il presidente uscente Ahmadinejad, Mohsen Rezaii (ex comandante dei Pasdaran e conservatore moderato), Karrubi (ex presidente del parlamento e riformista moderato) e Mir Hossein Mousavi, ex primo ministro ai tempi dell’ayatollah Khomeini, sostenuto dai maggior partiti del riformismo. Nonostante il restrittivo meccanismo elettorale prestabilito, le varie anime del riformismo e della società civile (insieme all’opposizione democratica esclusa ufficialmente dalla vita politica da quasi 3 decenni), nella speranza di un cambiamento politico hanno optato per sostenere il maggiore candidato riformista Mousavi. Le cose sono andate come sappiamo. Fra gli analisti e gli esperti di questioni iraniane è opinione diffusa che alla radice delle proteste e dell’aspro confronto post-elettorale in corso in Iran vi sia uno scontro di potere che vede fronteggiarsi i conservatori e la Guida Suprema Khamenei da un lato, ed i riformisti ed altre correnti dell’establishment, guidate da Rafsanjani, dall’altro. In ballo – secondo alcuni esperti del settore, potrebbe esserci anche la designazione della prossima Guida Suprema. Anche in Europa, molti stanno cercando di comprendere le ragioni della controversa vittoria di Mahmoud Ahmadinejad. Per trovare una risposta valida, dobbiamo guardare alle reali aspirazioni dell’uomo più potente dell’Iran, l’Ayatollah Seyyed Ali Khamenei. Da quando è diventato la Guida Suprema dell’Iran nel 1989, Khamenei ha mantenuto la coesione tra le differenti fazioni politiche attraverso un sistema di pesi e contrappesi. Per esempio: per mantenere la coesione quando i conservatori presero nuovamente il potere con l’elezione di Ahmadinejad nel 2005, egli permise al principale oppositore del presidente, l’Ayatollah Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, di presiedere l’Assemblea degli Esperti e il Consiglio del Discernimento. Una possibile spiegazione delle recenti decisioni di Khamenei è che egli abbia compreso che, se non fosse intervenuto, i riformisti avrebbero vinto le elezioni. Ciò che preoccupava la Guida Suprema in misura ancora maggiore era il fatto che il clero, sia di destra che di sinistra, stava volgendo le spalle al presidente, ed in ultima analisi, a lui stesso. Naturalmente, vi è anche la questione della successione di Khamenei. In Iran, la scelta del presidente non è la decisione politica più importante; lo è invece la scelta della prossima Guida Suprema. Questa è una decisione che in base alla costituzione del paese deve essere presa dall’Assemblea degli Esperti, un corpo composto da 86 membri che include esponenti del clero il cui rango religioso deve essere piuttosto elevato. Tutto quello che sta accadendo preoccupa Khamenei non solo in quanto rappresenta una minaccia al suo prestigio, ma anche perché è un pericolo per il benessere della sua famiglia e per le sue ambizioni politiche. Alcuni analisti ritengono che Khamenei voglia assicurare la tranquillità della sua famiglia designando suo figlio Mojtaba a prendere il suo posto in qualità di Guida Suprema. In conseguenza di questo, sembra logico supporre che Khamenei desideri qualcuno che protegga gli affari e gli interessi politici della sua famiglia. Altrimenti essa potrebbe finire isolata come accadde alla famiglia di Khomeini. Assicurarsi che Ahmadinejad continui ad essere presidente, e che una coalizione di riformatori e di altre potenti figure non giunga al potere, potrebbe spiegare le sue azioni in queste ultime elezioni. Resta il fatto che le autorità hanno ammesso che alcuni brogli, sembrano esserci stati visto che è stata trovata una considerevole quantità di schede in più, nelle urne. Tuttavia, sempre secondo le autorità, neanche questo chiaro riconoscimento da diritto di inficiare il voto.

23 Giugno 2009
 
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