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Gossip oppure minacce di avvertimento?
di Salvatore Canino

Cinquemila nuove foto scattate a Villa Certosa dal fotoreporter Antonello Zappadu, a distanza di 1500 metri, nell’arco di tre anni, e conservate in Colombia. Una ragazza che gira indisturbata negli ambienti frequentati dal Premier, registrando e fotografando. Sono cose che hanno dato l’avvio a una serie di pettegolezzi, francamente inutili. Tuttavia, non sono affatto segnali di democrazia, ma una chiara minaccia all’incolumità del Premier. Non importa se, nell’uno e nell’altro caso, le voci e le immagini registrate fossero quelle di normali e innocenti atteggiamenti. Al posto del teleobiettivo e della microcamera, potevano esserci benissimo, rispettivamente, un fucile di precisione e una bomba. Questo è un chiaro invito a Berlusconi a farsi da parte per dare spazio ai nuovi paladini della democrazia popolare. Gli ex comunisti che non hanno dimenticato la scuola di Botteghe Oscure. Poco importa se il garante della privacy ha dato ragione a Berlusconi e che le foto 'rubate' a Villa Certosa non potranno essere utilizzate. Resta il fatto. La minaccia. La possibilità di arrivare fin dentro le case, persino delle persone più in vista e che, per questo, dovrebbero essere più protette. Tuttavia, il Capo del Governo (per nostra fortuna) va avanti, con sicurezza, per la sua strada. E nonostante tutto, la maggior parte degli elettori italiani (è dimostrato dai risultati dei ballottaggi) lo ha compreso. Berlusconi non si lascia intimidire e nemmeno fuorviare dal suo lavoro. Nel corso di un bagno di folla del Premier, è arrivato un suggerimento dal finanziere Tarak Ben Ammar, rilanciato da un’intervista sulla prima pagina del Corriere della sera: Non Le sarebbe utile una first lady come Carla Bruni, l’italienne che ha sposato il presidente francese Nicolas Sarkozy? Ma il Premier preferisce parlare di cose concrete: «Stiamo per fare un incontro in cui metteremo giù il programma di governo del prossimo anno. Ho una squadra di ministri bravissimi. Sarà un programma assolutamente concreto, che rispetterà quel che ho promesso agli elettori. Ci sono cose impossibili perché abbiamo ricevuto un’eredità pesante. Quando uno ha il centodieci per cento del Pil come debito, è molto difficile. Tuttavia, finora abbiamo fatto un sacco di cose, anche se siamo stati impegnati con il terremoto, i rifiuti, l’Alitalia, la riforma del processo civile, adesso riformeremo il penale». Per alcune importanti riforme Berlusconi spiega che per toccare le regole condivise è necessaria una maggioranza molto ampia: «Le riforme che si possono fare sono quelle mediamente accettate da tutti, altrimenti uno fa una violenza rispetto agli altri, anche se avremmo i numeri per farle. Quando si fa una riforma importante, bisogna che la maggioranza del Paese sia decisa in quella direzione». A chi gli chiede di fare ancora di più usando il suo potere, Berlusconi chiarisce i limiti alla sua possibilità di operare: «Io non ho nessun potere. Non sono un capo dei ministri, ma un primus inter pares, non nomino i ministri né posso dismetterli. Quindi tutto ciò che ottengo dai ministri risiede nella mia personale autorevolezza». Che, almeno secondo la nostra modesta opinione, non è poca. La domanda da fare, invece, è un’altra: Lo lasceranno lavorare o, dopo l’attacco dei magistrati compiacenti, dei fotografi d’assalto e delle 007 in gonnella, inventeranno altri sistemi per infangarne la figura?

23 Giugno 2009
 
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