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Ombre Cinesi
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di Angelo Valente |
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Tempi brutti per il comunismo cinese. Oltre duecento persone sono state processate negli ultimi tempi per la rivolta della minoranza etnica degli uiguri, scoppiata il 5 luglio a Urumqi, capoluogo della regione autonoma cinese dello Xinjiang. Lo riferiscono i media cinesi, ricordando i circa 200 morti e i 1700 feriti nelle violenze tra i musulmani uiguri e i cinesi di etnia Han che sono migrati nella regione autonoma negli ultimi decenni. In particolare il quotidiano 'China daily' scrive che la sicurezza deve essere rafforzata in tutto il territorio ma anche a Pechino, per l'avvicinarsi del 60mo anniversario della nascita della Repubblica popolare cinese che cade il primo ottobre e che verrà celebrato in piazza Tienanmen. La capitale, negli ultimi tempi, è' tornata come ai tempi delle Olimpiadi dell'anno scorso, con la riattivazione del cordone di sicurezza per il traffico impiegato per i Giochi del 2008, le postazioni di controllo della polizia. Per le strade il pattugliamento è affidato ad almeno 7 mila agenti, mentre i servizi di intelligence cercano 800 mila volontari per "vigilare sugli stranieri sospetti". Per ora, comunque, sembra essere tornata la calma. A pagare, però, sono stati i dirigenti comunisti della regione. Il capo della polizia dello Xinjiang, Liu Yaohua è stato silurato proprio in seguito agli scontri a Urumqi. Ne ha dato notizia l'agenzia Nuova Cina. Per tre giorni, da mercoledì a venerdì, migliaia di cinesi di etnia han (quella prevalente nel Paese) hanno inscenato manifestazioni, a tratti violente, accusando le autorità locali di non fare abbastanza per proteggerli dagli attacchi dei musulmani uighuri, l'etnia minoritaria originaria della regione.
8 Settembre 2009 |
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