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Un'isola senza dimensione
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| Capri svenduta a pezzi. Così è saltato il sistema isola |
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di Tiberio Brunetti |
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Sarebbe da irresponsabili tacere quanto sta avvenendo sulla nostra isola. Chi invita al silenzio evidentemente cerca di soffocare un dibattito che porterebbe, inevitabilmente, ad evidenziare le proprie colpe. Così come sarebbe da irresponsabili, o quantomeno da sprovveduti, alimentare posizioni catastrofiste o, al contrario, vittimiste gridando al complotto mediatico o al sabotaggio. Piuttosto, responsabilmente, bisogna prendere coscienza criticamente degli avvenimenti di questo ultimo periodo e da lì ricominciare. Partiamo da un dato incontestabile: nelle ultime settimane si sono verificate una serie di situazioni (che vanno dall’inquinamento marino al black-out elettrico; dallo sversamento di liquami in mare alla chiusura della Grotta Azzurra, senza dimenticare i problemi quotidiani legati al traffico, ai flussi turistici, alle politiche abitative…) difficilmente giustificabili come semplici coincidenze e complotti. E’ del tutto chiaro che ciò indica che il Sistema Isola così com’è ora concepito non regge più, è collassato. Ma questo, come dice giustamente Antonio Galdo su Il Mattino di Giovedì 27 Agosto, non è necessariamente un male, se da qui si trovano le soluzioni idonee per ripartire. A tal proposito bisognerebbe analizzare cosa è diventata l’Isola. Quello che più mi preoccupa è che l’isola in questo momento storico non ha una dimensione propria, vive di continui controsensi che nessuno sembra volere risolvere. La mancanza di una solida guida politica negli ultimi anni ha fatto sì che l’Isola fosse svenduta a piccoli o grandi interessi nell’indifferenza generale. Chi è che tiene la rotta? Nessuno: nessuno negli ultimi anni si è assunto la responsabilità di dire “NO” a chi chiedeva pezzi di Capri. E queste sono le conseguenze. Tutto sacrificato in virtù del consenso elettorale e di appoggi salottieri tanto cari a una certa parte della Capri che conta. E in mezzo, come sempre, restano la popolazione, i villeggianti (mi riferisco a quelli veri) e quei turisti che vengono ancora a Capri per il fascino del suo nome. Il Ministro dell’Ambiente nei giorni scorsi ha giustamente detto: mi preoccupa chi sversa i liquami a mare, ma mi preoccupa anche chi amministra e in questi anni non si è accorto di nulla. Condivido. L’Isola di Capri ha bisogno di una guida solida, che abbia i mezzi culturali ed intellettuali per tenere a freno le bramosie e gli interessi, più o meno chiari, di terraferma, e che sappia contemperare efficacemente le esigenze del mondo imprenditoriale, culturale e sociale dell’isola. Sempre Antonio Galdo, sul Mattino, dice “rompere gli equilibri sottili e perversi di un microcosmo è perfino più difficile di una lotta contro un unico clan di malavitosi. Eppure a Capri ci sono tanti albergatori che fanno un lavoro egregio e rispettato, tanti piccoli e silenziosi protagonisti dell’economia, della vita pubblica e della cultura che combattono contro qualcosa che sentono come una forma di autodistruzione. Tocca a loro alzare la voce dell’indignazione, spezzare il circolo vizioso dell’omertà”. Sottoscrivo. Bisognerebbe che ognuno di noi stampasse queste parole in mente e si attivasse per realizzarle. Ognuno di noi è responsabile, attivamente o passivamente, di quanto sta accadendo. E allora lavoriamo per attuare questo scatto d’orgoglio: l’Isola ha bisogno di ritrovarsi, di ritrovare una dimensione condivisa e sostenibile, di ritornare ad essere un esempio di gestione territoriale, ambientale, culturale, sociale ed economica; di ritornare ad essere quella Perla del Mediterraneo che tutto il mondo ci invidia e che noi isolani veraci tanto amiamo.
15 Settembre 2009 |
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